LA COSTITUZIONE ITALIANA E IL PROCESSO PENALE“Noi cittadini europei andiamo in scena, costituzione e processo”
- Amina Pes Salà
- 9 ore fa
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A Rebbio la giustizia entra in classe: studenti protagonisti di un vero processo penale e non solo.
Questa mattina, 22 maggio, all’Istituto Comprensivo Como Rebbio, gli studenti delle classi terze hanno vissuto un’esperienza intensa e concreta di educazione alla cittadinanza e alla legalità: osservare da vicino come nasce e si gestisce un processo penale e, per alcuni di loro, diventarne protagonisti.
Una data particolarmente significativa, perché domani ricorrerà la commemorazione della Strage di Capaci, in cui persero la vita Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli uomini della scorta. Un collegamento che ha reso ancora più profondo il significato della mattinata vissuta insieme ai ragazzi.
L’iniziativa rientra nel progetto “Noi cittadini europei andiamo in scena: Costituzione e processo”, organizzato dal Rotary Club Como insieme ai magistrati del Tribunale di Como e agli avvocati del Consiglio dell’Ordine di Como. Un percorso educativo nato con l’obiettivo di avvicinare i ragazzi ai valori della Costituzione, poiché se la conosci allora la utilizzi per fare delle scelte, la rispetti dando vita alla legalità e alla partecipazione attiva alla vita comunitaria.
Presenti la Dott.ssa Cristiana Caruso, il Dott. Pasquale Addesso, Sostituto Procuratore della Repubblica e responsabile DDA Milano, il Questore di Como Dott. Filippo Ferri, la Vicesindaco Dott.ssa Nicoletta Roperto, la Presidente del Rotary Club Como Dott.ssa Daniela Barattieri, la Dirigente dell’Istituto Comprensivo di Rebbio Dott.ssa Francesca Angeloni e altri rappresentanti delle istituzioni del territorio.
Prima della simulazione del processo, i ragazzi hanno avuto la possibilità di ascoltare interventi di grande valore umano e istituzionale.
La giudice Caruso ha posto l’attenzione sull’importanza della bellezza e della coesione come fattori protettivi rispetto al rischio di avvicinarsi a realtà mafiose e criminali, sottolineando come costruire relazioni sane e sentirsi parte di una comunità possa aiutare i giovani a prendere distanza da ciò che genera violenza, isolamento e illegalità. Come importante è imparare a gestire il proprio pensiero e le emozioni conseguenti.
Il Dott. Pasquale Addesso ha ricordato le figure di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, descrivendoli come uomini profondamente consapevoli e responsabili, capaci di portare avanti il proprio lavoro fino alla fine nel nome della libertà e della giustizia. Ha parlato ai ragazzi del significato autentico dell’amicizia, non chi ti asseconda ma chi ti aiuta a osservare lo sbaglio e ti dà la possibilità di riparare, della libertà e del senso di giustizia che ogni persona possiede fin da bambina.
Il Questore di Como ha richiamato il pensiero di Piero Calamandrei secondo cui la libertà non si comprende davvero quanto valga, finché non viene a mancare, proprio come l’aria, ricordando inoltre Falcone e Borsellino come uomini che hanno fatto sacrifici enormi per consentire oggi a tutti noi di essere un po’ più liberi.
La Vicesindaco Nicoletta Roperto ha valorizzato il significato educativo del progetto, sottolineando quanto sia importante permettere ai ragazzi di apprendere non solo attraverso la teoria, ma anche attraverso la pratica, così da ragionare concretamente sull’importanza della Carta Costituzionale e della nostra Repubblica.
Ed è stato proprio questo uno degli aspetti più significativi della mattinata: condividere conoscenza praticandola, abitandola.
I ragazzi, prima di oggi, hanno lavorato sulla Costituzione italiana, sui diritti e sui doveri dei cittadini attraverso riflessioni condivise tra loro e i docenti, lavori di gruppo, cartelloni e momenti di confronto.
Grazie al continuo supporto della giudice Caruso e della squadra composta da avvocate, avvocati, magistrate e magistrati, sono stati diversi i momenti di approfondimento sul funzionamento del processo penale e sui reati percepiti come più vicini al mondo adolescenziale: aggressioni, spaccio, violazione della privacy e diffusione illecita di immagini intime online (revenge porne).
Gli alunni, attraverso una votazione democratica, hanno deciso il caso da affrontare nel processo simulato: un ragazzo che condivide sui social immagini intime di una compagna, poi diffuse ulteriormente da altri coetanei.
Gli studenti hanno interpretato giudici, pubblici ministeri, avvocati, imputati e parti civili accompagnati dai professionisti della giustizia, vivendo concretamente il funzionamento del processo penale.
Significativo è stato osservare come dalla semplice simulazione si sia passati alla gestione del processo in presa diretta e alla conseguente trasformazione delle strategie e dell’atteggiamento dei ragazzi.
All’inizio qualcuno parlava piano, leggeva con timidezza, teneva lo sguardo basso. Poi qualcosa è cambiato: voce più sicura, postura più aperta, maggiore presenza, sorrisi e soddisfazione.
Professionisti e studenti hanno costruito insieme uno spazio dove la conoscenza è diventata anche relazione, sostegno, fiducia e possibilità di crescita.
Durante l’attesa della sentenza, mentre il collegio giudicante si ritirava in camera di consiglio, si è aperta una riflessione sul significato del mettersi in gioco.
Ai ragazzi è stato restituito come esperienze di questo tipo permettano di iniziare a immaginarsi davvero in un ruolo: se oggi posso interpretare un avvocato, allora forse posso anche diventarlo davvero. E come posso diventare un avvocato, posso scegliere di diventare qualsiasi altra cosa desideri costruire per il mio futuro.
Ricollegandosi all’intervento iniziale del Dott. Addesso che ha promosso una riflessione importante: la scelta su chi essere e dove stare – legalità o illegalità, obbedienza o libertà – è di ognuno di noi ed è meglio se viene fatta con il cuore. La serenità, la libertà di movimento, il poter pensare al futuro dei più piccoli, vivere senza paura, mostrarsi al sole, sono gli indicatori che ci indicano che siamo sulla strada giusta.
La riflessione si è poi collegata al tema della salute e del benessere. I ragazzi hanno raccontato quanto stare in salute significhi stare bene, e non soltanto mangiare bene, fare sport o dormire, aspetti comunque importanti, ma anche sentirsi parte di una comunità, avere relazioni soddisfacenti e poter immaginare serenamente il proprio futuro.
Infine è arrivata la sentenza e ha lasciato diversi alunni a bocca aperta: condividere immagini intime di un’altra persona, oltre a generare molta sofferenza di cui è necessario avere molta cura, è anche un reato con conseguenze molto pesanti e costose.
Il progetto ha mostrato il suo valore più profondo: parlare di legalità non solo come insieme di regole o punizioni, ma come occasione di crescita, responsabilità, libertà e coesione.
Ciò che ha colpito molto i presenti è stato osservare il modo in cui questi professionisti si siano mossi come veri mentori: non solo trasmettendo contenuti teorici, ma offrendo presenza relazionale, incoraggiamento e fiducia.
Esperienze come questa mostrano quanto sia importante offrire ai minori e ai giovani occasioni autentiche di coinvolgimento, perché è proprio attraverso queste esperienze che possono acquisire strumenti di conoscenza, consapevolezza e fiducia, per progettare il proprio futuro.
E forse è proprio qui una delle immagini più belle lasciate dalla mattinata: ragazzi che, per qualche ora, si sono immaginati avvocati, pubblici ministeri, giudici. Perché se per progettare il futuro serve immaginazione, oggi a Rebbio non è stato costruito soltanto un processo penale simulato, ma uno spazio in cui i ragazzi hanno potuto iniziare a immaginare chi desiderano diventare e vederlo possibile grazie ad ‘adulti esempio’ che hanno avuto cura di loro.
Amina Pizzala “La Psicologa” (La Doc)



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