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About Me.

Bambina vivace, portata dalla mamma all'età di otto anni in palestra a fare ginnastica artistica per imparare a gestire energia che usciva ‘da tutti i pori’ e per scoprire che a ogni azione e parola corrisponde una conseguenza.

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Alle elementari la maestra la soprannomina “Attila, flagello di Dio”. Un soprannome che racconta bene l’intensità di quegli anni e la non gestione dell’incertezza.

 

Durante l’adolescenza diventa ginnasta agonista di serie A. Allenamenti quotidiani lontano da casa, gare nei fine settimana, studio, lavoro come allenatrice, amici e hobby. In quegli anni impara disciplina, organizzazione e responsabilità, il valore della fatica (serrare i denti) e della soddisfazione. Impara a sbagliare e a trovare dei modi per riparare, come unico modo per dar valore al tempo, all'azione e a se stessa come pilota della sua macchina, per non fermarsi piangendo sul latte versato. 

 

Al liceo viene descritta come “genio e sregolatezza”. Una rompiscatole che domanda sempre:

“A cosa serve quello che stiamo facendo?”.

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Legge Hegel per curiosità, scrive un tema sul “male di vivere nel ’900” intitolato Dio è morto, parlando di Pirandello, Freud e Debussy, e attraversa la maturità tra imprevisti e cambiamenti, imparando a stare dentro l’incertezza (riuscendo a scampare diagnosi per il suo essere poco convenzionale e prevedibile, ma lucida).

 

Dopo il diploma è indecisa tra teatro e psicologia. Sceglie Psicologia all’Università degli Studi di Padova, anche per imparare a vivere da sola. Durante gli studi mantiene la borsa di studio fino alla laurea, insegnando alle elementari, ginnastica in palestra ai bambini, lavorando come barista e partecipando come “cavia” in studi clinici per un’azienda farmaceutica Svizzera.

 

Proprio in quegli anni un episodio segnerà un punto di svolta: un giorno, a casa della nonna, vede una boccetta di Lexotan sul tavolo della cucina. La nonna le spiega che il medico glielo ha prescritto “per dormire… e per la solitudine”.

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Nasce una domanda che diventa ricerca: come può un farmaco intervenire su qualcosa come la solitudine?

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Da lì inizia il percorso che la porterà alla tesi magistrale, “Lo psicofarmaco come costrutti: analisi del testo dei foglietti illustrativi di psicofarmaci” e all’incontro con il professor Gian Piero Turchi e la Scienza Dialogica (che contribuisce a creare).

 

Nel frattempo insegna alle elementari e viene chiamata “l’insegnante che viene dal futuro o da Zelig”. Si accorge presto che si sente particolarmente a suo agio con gli alunni considerati “più difficili”. Ricorda, tra gli altri, un bambino con diagnosi di disturbo dello spettro autistico e di come un solo gioco abbia cambiato gli scenari possibili: un giorno resta fuori da una porta per quaranta minuti, aspettando che lui trovi la pazienza di aprirla da solo. Quando succede, la soddisfazione è di entrambi e inizia un periodo virtuoso dove 'tutto è possibile' dove prima 'quasi nulla lo era'.

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Esperienze che le insegnano quanto la relazione e la promozione della responsabilità possano generare cambiamento. Sempre!

 

Dopo la laurea lavora come operatore dialogico anche per la Neuropsichiatria di Padova, come ricercatrice e valutatrice di progetti comunitari (anche Europei), e si forma come mediatrice civile, familiare, penale e scolastica. Ora è docente del Master in secondo livello di mediazione e giustizia ripartiva di Padova in relazione all'ambito penale minorile. 

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Partecipa al progetto regionale “Inoltre: la salute degli imprenditori”, occupandosi di valutazione del rischio suicidario e di progettazione di interventi territoriali in situazioni di crisi suicidaria.

 

Si trasferisce a Londra per imparare l’inglese (in modo da poter dire la sua anche in un'altra lingua).

​Torna in Italia scegliendo di mettere le proprie competenze a servizio della famiglia e del territorio, iniziando la collaborazione in particolare con il Consorzio dei Servizi Sociali dell’Olgiatese, e altre organizzazione che stima, proseguendo l’attività privata come libera professionista.

 

Nel tempo integra la formazione con:

 

  • Master universitario di secondo livello in mediazione penale, familiare e comunitaria;

  • Corso di perfezionamento nella metodologia M.A.D.I.T.;

  • Master universitario di primo livello sulla promozione del dono.

  • Corso istruttori di yoga essenziale (Hata Yoga).

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Oggi lavora come psicologa e consulente, occupandosi di coaching dell’identità e della performance, supervisione e mediazione di rete, accompagnando persone, famiglie, professionisti e organizzazioni nel passaggio da identità definite dal problema, frammentate, insoddisfatte a identità coese volte a generare possibilità biografiche, di azione e soddisfazione.

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CONTATTI

Via Borgo Vecchio 11

Nesso - CAP.22020  (Como)

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TEL.3291038470

EMAIL: aminapizzala@gmail.com

PEC: aminapizzala@pec.it

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© 2022 Amina Pizzala

Gestire L'Incertezza

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